Vivi respirando – Parte I – Il radicamento nel corpo

4 Apr

Il corpo è il cancello. Questo corpo che sperimentiamo è l’organismo sensoriale di ciò che prima ho chiamato la nostra essenza -ma si potrebbero utilizzare molte altre etichette- che nella sua forma umana è in grado finalmente di riconoscersi, di osservarsi, di fare esperimenti su se stessa e di comprendersi. Essendo il cancello, il punto di ingresso della coscienza nella propria creazione, è molto importante. Infatti noi diamo notevole attenzione ai fenomeni che riguardano il nostro corpo: ce ne prendiamo cura, soffriamo se non sta bene, cerchiamo di arrecargli beneficio in molti modi. Però tipicamente non viviamo davvero il nostro corpo, molto raramente siamo consapevoli di ciò che gli accade, al punto che troppo spesso gli attacchi cardiaci, che prima di diventare davvero pericolosi provocano dolore per molte ore, non vengono nemmeno notati dalle vittime fino a che non arrivano ad essere pericolosi se non letali. Altrettanto sovente tendiamo a torturarlo, nel tentativo di sentirci vivi o nella convinzione che esso ci fa provare dolore.

Diventare consapevoli del corpo è fondamentale per diventare consapevoli, è un altro prerequisito indispensabile. Cosa significa diventare consapevole del proprio corpo, e come si fa? Ho già descritto in estrema sintesi un modo efficace, poco fa nel paragrafo Il Riconoscimento consapevole. Potrebbe sembrare un esercizio sterile a -sopratutto alla mente di- chi legge, eppure è la base assoluta di tutto il viaggio verso di Sé, ne costituisce le fondamenta. Quel metodo è solo uno dei tanti disponibili, e ciascuno può e forse deve trovare il proprio, sia esso una variazione di quello proposto o una alternativa.

Potrei dire che è del tutto sufficiente vivere consapevoli del proprio respiro per vivere da svegli, come lascia intuire il titolo di questo scritto. Se non si è ancora riconosciuto se stessi, seguire il proprio respiro porta senza possibilità di scampo a fare questo “passo”. Se si ha già ricevuto questo dono, tenerlo d’occhio garantisce di essere ciò che si è, di restare sintonizzati, e impedisce di perdersi nuovamente nei vecchi schemi.

Ma fare lavori sul corpo aiuta in questo processo? Si, ma senza il riconoscimento di Sé i progressi potrebbero rivelarsi non sostanziosi né duraturi. E’ pur vero che in persone molto poco in contatto con il proprio corpo potrebbe essere necessario lavorare prima su di esso per potervi “entrare” abbastanza da effettuare il riconoscimento. Ma non deve essere usato come scusa: a mio avviso la probabilità che ci si trovi davvero in una condizione del genere è nel complesso ridotta.

Come dicevamo, ciò che rimane dopo il riconoscimento, potrebbe esser descritto con parole come “un grande silenzio”, “un grande spazio”, “pace”, “presenza”. Non vi siamo per nulla abituati, quindi è frequentissimo che quel simpatico meccanismo generatore di pensieri chiamato mente, “lo” svaluti, cerchi di riprodurre la sensazione o le sensazioni che esso genera, o di appropriarsene. Fa tutto parte del processo. L’importante è riconnettersi al corpo ogni qualvolta ci si renda conto che questo avviene, con pazienza e fiducia. La mente ha creato nel corso della nostra esistenza miliardi di pensieri, quindi non è ragionevole attendersi che smetta di botto e si arrenda al silenzio assordante che si cela dentro di noi. Ma ritornare con l’attenzione nel corpo, e osservare il momento presente con tutto quello che c’è dentro di noi e fuori, ne neutralizza l’impatto. Basta davvero un bel respiro consapevole. Anche se in momenti difficili potrebbe dover essere ripetuto spesso.

Ad essere onesti questo lavoro va fatto -anche perché è possibile farlo solamente- ora. Non c’è alcun bisogno di preoccuparsi di quanto accadrà in futuro.

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