Archivio | aprile, 2013

Porta la torcia in giro per la tua caverna

17 Apr

Una volta che hai riconosciuto la luce dentro di te, sai che puoi accedervi. Chiamiamolo riconoscimento di Sé, risveglio o in qualsiasi altro modo, sai che qualcosa è cambiato, la Grazia è entrata nella tua vita. Questo di solito non significa che la chiarezza che essa porta si manifesta in tutte le situazioni. Molto spesso anzi si genera una certa frustrazione, dato che a questo punto siamo abbastanza in grado di distinguere quando la luce è accesa da quando non lo è, e proviamo dolore sia per il fatto stesso di essere al buio che per le ricadute in schemi comportamentale vecchi e ripetitivi, a questo punto più fastidiosi.

Il riconoscimento deve essere integrato. In termini pratici, permettere che la scintilla si diffonda nella totalità della esperienza umana. Come si fa?

Immagina che la scintilla sia un vero e proprio fuoco. Una volta che è acceso è inestinguibile. Puoi aumentarne l’intensità, magari con l’ausilio di qualche pratica o cercando di essere presente. Avrà il suo effetto, ma in verità è davvero difficile che solo grazie a questo il fuoco entri in ogni cellula del tuo essere. Potremmo dire che una volta che il fuoco sia entrato nella tua caverna la illuminerà, ma dato che sei molto più vasto di quanto tu creda, la sua capacità di guidare i tuoi passi sarà ancora limitata. Non appena si gira dietro l’angolo sbagliato, che sia una relazione o qualche aspetto di noi influenzato da dolori antichi o altri condizionamenti, si sperimenta di nuovo buio.
La reazione tipica è il contrario di ciò che è necessario: meditare un po’ di più, e tenersi alla larga dagli spazi scuri. Se non restare con la propria frustrazione o addirittura mettersi a insegnare, in modo da ricevere qualche bella conferma che siamo già perfetti così (e alimentare il fuoco iniziale, perché l’insegnamento lo fa). Forse l’ego non è più padrone completo della situazione, ma può mantenere un gran bel controllo e si reinventa in una versione più subdola e accettabile.

Ciò di cui c’è bisogno è l’integrazione. Dato che la luce interiore non si spegne, puoi lasciarti andare in giro nella caverna, ma portati un tizzone del tuo fuoco con te. Si, muoviti verso le zone oscure. Lasciatici entrare in profondità. Hai il tuo tizzone con te. Dovrai muoverti con prudenza e umiltà, naturalmente, ma non c’è bisogno di preoccuparsi particolarmente perché l’esistenza ti dà sempre e solo ciò che puoi affrontare. Entra con gentilezza e volontariamente, lasciati consumare dall’oscurità, abbracciala con la luce della tua coscienza. Quel che scoprirai, è che non solo l’oscurità si lascia illuminare dalla tua torcia, ma prende fuoco anch’essa. La tua oscurità, i tuoi dolori, le tue paure, il tuo sgomento sono fatti di carburante. Quando entri dentro di loro non solo il dolore a un certo punto sembra dissolversi, ma scopri che si rivela essere fatto di amore, il carburante migliore per la consapevolezza.

Come gestire il dolore? Sentirlo. A livello del corpo e/o come energia: quando qualche alterazione si presenta, muoviti gentilmente verso di essa, porta attenzione alla parte del corpo dove essa si presenta (potrebbe essere anche dentro la testa), e stai insieme a quella sensazione  fino a che puoi o finché dura, se riesci siine consapevole anche facendo altre cose. Non scappare. Un poco di pratica ti dimostrerà che puoi e non è nemmeno difficile, di certo non quanto potessi temere. Potresti anche ricevere dei “download”, delle comprensioni, dopo; ma non cercarle, specialmente appena arriva la sensazione, o finiresti per cercare di risolverla pensandoci su, ahimè del tutto inutile nel migliore dei casi. E’ una questione di rilassarcisi dentro. Un po’ come se entrassi in una nuova stanza della caverna e ti ci ambientassi. In realtà la maggior parte delle volte non è davvero nuova, naturalmente. Ma non era mai stata visitata consapevolmente, né avevi mai provato a farci amicizia. Invece puoi, e un pochino di pratica ti farà rendere conto che è altamente desiderabile farlo, visto che così liberi quella zona di te!

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Buona parte di queste comprensioni, e la metafora della grotta, sono venute durante la mia seduta settimanale con Christine Wushke.

Il miglior libro che abbia mai letto sull’integrazione è suo: “Freedom is your Nature” (in Inglese), in corso di pubblicazione. È possibile sostenerne la pubblicazione pre-acquistando la versione digitale per soli 10$ qui:
http://www.indiegogo.com/projects/freedom-is-your-nature-a-powerful-book-on-transformation
O sostenere un po’ di più, e ottenere alcuni regali preziosi.

Informazioni su di lei e sul suo lavoro:
http://innerlightyoga.blogspot.ca/
https://www.facebook.com/let.your.heart.sing?fref=ts

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Bring that candle around your depths

4 Apr

When you find the light within, you know you can access it. Call it recognition of yourself, awakening, or else, you know you have been changed, and Grace has entered your reality. That, normally, does not mean that the clarity it brings will affect all of your earthly experiences. Quite often we tend to develop  frustration on the topic, since at this point we can distinguish when the light is on and when it is not, we feel pain if it isn’t and we can’t stand going back to old repetitive patterns, which at this point become even more annoying.

Recognition needs to be integrated. This, in practical terms, means that you want the sparkle to spread out into the entirety of your human experience. How should you do that?

Imagine that the sparkle that entered yourself is a fire. Once you light it, it’s not going to extinguish itself. You can actually grow it bigger, usually by practice of some sort or by “trying to be present”. It will affect you, but ultimately it is extremely difficult that just out of that practicing it will enter every corner of your being. In fact you could say that once you light the fire in your cavern, it will brighten it but, because you are so much vaster than you think, its capacity to guide you will be still somewhat limited. As soon as you turn around the wrong corner, being it relating or some area affected by old pains or clutter of some kind, you will experience darkness again. What comes with it, is that most spiritual seekers will normally do the opposite of what is needed: meditate some more, and keep off dark spaces. Or become frustrated, maybe even teach so that they can get some confirmation that they are “perfect” as they are and brighten up the initial fire. Maybe ego is no longer in perfect control, but it has still quite some grip and can reinvent itslelf in a new, subtler and more acceptable version.

What needs to be done is integration. Because your fire is not going to be exhausted, you can start going around your cave, and the world, bringing a candle with you. Yes, go towards dark places. Let them suck you in at whatever depth. You have the candle with you. You will need to move slowly, humbly, of course, but do not worry too much because existence only gives you what you can handle. Gently and willingly enter those places with your candle, let yourself be consumed by that darkness. What actually reveals itself, is that if you do go into those corners as the light that you are, you will notice that obscurity not only gets enlightened by your candle, but it starts firing up itself. Yes, your obscurity, your pains, your fears, your gloom, are made of fuel, and as you enter them consciously and willingly stay there, not only the pain at some point seems to dissolve, but it turns out that it reveals itself as Love, the highest quality fuel for your candle.

How do you deal with the pains? Feel them. At the physical and/or energetical level: when something comes up, gently move your attention towards it, towards the area of the body where the feeling or the contraction appears, and sit with it for as long as you can, and as long as it is there, possibly be mindful of it even while doing other things. Do not run away. Just a little practice will show you that you can and it is not hard, not nearly as difficult as you imagine. You might also get “downloads” afterwards, understandings about it (do not look for them, especially initially or you will just approach it from your mind, which would be useless at best). It is a matter of relaxing in it. A little bit like entering a new area of the cave and becoming comfortable with the new space. It’s not new, most of the time, of course. It was just never entered consciouly, nor you ever tried to be comfortable in there. Still you will notice you can, and after a little practice you totally understand you should, since what you get out of that sitting is that you liberate that area!

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Most of these understandings, and the metaphore of the cave, came during my weekly session with Christine Wushke. A few more infos on hers might be found at the links below:

http://innerlightyoga.blogspot.ca/

https://www.facebook.com/let.your.heart.sing?fref=ts

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