Archivio | marzo, 2014

Spiritual agriculture

23 Mar

That’s it …. It’s not exactly a job, not a very cool thing, I can’t deny I am doing it and yet it is obvious that it is not me who does it, as a farmer would be ridiculous if he affirmed “I make my plants grow.” No he doesn’t, yet he does something.

I felt that the metaphor I received this morning is very accurate: spirituality has many similarities with agriculture. Some might hope with gardening, but unfortunately no, agriculture. When effort is involved in spirituality, it is considerable, and you have to get your hands dirty. No protective gloves, at least sometimes you just have to take them off. You put yourself into the game, in a way it is a matter of survival. If your plants die you risk personally, a tad more than just your mood. Rarely you can start by buying something ready made. If it seems to happen, it just means that the price and the preparation were addressed earlier, perhaps in a non formal yet substantial way. You do not get to true spirituality without having paid a significant price, without having understood – for one reason or the other – that this aspect of your life is absolutely central. It is not, and can’t be, a hobby. Must it be a job? If you ask me: I’m afraid so, although nothing prevents you from having a second one. At least the intensity of the commitment should be of that kind, and as far as I know also the centrality of the theme. Mind you, you can live very well taking care of it (quite a?) bit. After all, who says that the work we came to do has to be completed in this life? One must feel what is right for him or herself. Yet if at some point you came to the conclusion that you should “finally resolve” this life, in the sense of getting to the bottom of it, I’m afraid there is no other chance: the effort that will be required will be total.

It is also important to know, though, that the real part, just like a farmer, won’t be done by you. The miracle will be performed by the sun, the rain, the earth, the wind, some unknown animal or insect, and at the innermost core. In a word: Life. You just have to show up on your fields. Day after day. Do what is necessary, which sometimes might require an investment, or quite some effort, or perhaps a specific and deep preparation. You see it, you feel it, usually you know, like a farmer: if you just bought the field you know you will have to plow. You have just planted? You will have to irrigate. If you do not know what to do, you go seek advice from a friend or a professional. “Do I need a guide, a Teacher?” This is an important question, which would require a separate treatment. If I were pointed a gun to my head, for an immediate and definitive answer, I’d say yes. Yet this answer is subject to what you just read, too: you see it, you feel it, you usually know. And when you’re ready, he or she will find you.

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Agricolture spirituali

23 Mar

Di questo si tratta…. Non è esattamente un lavoro, non è una cosa particolarmente cool, non si può negare che la faccia eppure è evidente che non sia io a farla, come un agricoltore sarebbe ridicolo se affermasse “le mie piante le faccio crescere io”. Non è così, eppure qualcosa fa.

La metafora che mi è arrivata questa mattina mi è parsa molto accurata: la spiritualità ha molte similitudini con l’agricoltura. Qualcuno potrebbe sperare con il giardinaggio, ma purtroppo no, proprio l’agricoltura. Nella spiritualità lo sforzo quando c’è è considerevole, e ci si deve sporcare le mani. Niente guantini protettivi, quantomeno a volte bisogna proprio toglierseli. Nell’agricoltura ti metti in gioco, in un certo senso ne va della tua sopravvivenza, se le tue piante muoiono rischi in prima persona, più del semplice umore. Raramente puoi partire acquistando qualcosa di pronto. Se avviene di solito il prezzo e la preparazione li hai già affrontati in precedenza, magari in maniera non formale ma del tutto sostanziale. Non si arriva alla spiritualità vera senza aver pagato un prezzo importante, senza avere -per un motivo o un altro- compreso che questo aspetto della propria vita è assolutamente centrale. Non è, e non può essere, un hobby. Deve essere un lavoro? Se lo chiedi a me temo di si, anche se nulla ti impedisce di averne un secondo! Quantomeno l’intensità dell’impegno deve essere quella, e per quel che ne so anche la centralità del tema. Intendiamoci, si può vivere molto bene anche occupandosene un (bel?) po’, ma senza arrivare a quel punto. In fondo non è detto che il lavoro che siamo venuti per fare debba essere completato in questa vita, e ciascuno deve sentire che cosa è giusto per se. Se ad un certo punto tu che leggi ti sei posto il problema di “risolvere definitivamente” questa vita, nel senso di arrivare in fondo, temo non ci sia possibilità: lo sforzo che ti sarà richiesto sarà totale.

Però è importante anche sapere che la parte difficile, proprio come per un agricoltore, non sarai tu a farla. Il vero miracolo lo faranno il sole, la pioggia, la terra, il vento, qualche sconosciuto animale o insetto, e avverrà nella profondità più nascosta. Lo farà la Vita. Tu devi solo presentarti sui tuoi campi. Giorno dopo giorno. Fare ciò che è necessario, cosa che peraltro a volte richiederà un investimento, oppure molto impegno, o magari una preparazione specifica e profonda. Lo vedi, lo senti, di solito lo sai, proprio come un agricoltore: se si è appena comprato il campo sa che dovrà ararlo un bel po’. Se ha appena seminato, sa che dovrà irrigare. Se non sa che cosa deve fare, si va a cercare un consiglio, da un amico o da un professionista. “Ma mi serve una guida, un maestro?” Questa è una domanda importante, che avrebbe bisogno di un trattamento a parte. Se mi dovessero puntare una pistola alla testa chiedendo una risposta immediata e definitiva risponderei di si, ma in un certo senso questa risposta soggiace anche lei a quanto letto poco fa: lo vedi, lo senti, di solito lo sai. E quando sei pronto, ti trova.

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