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Bisogno d’amore….

5 Lug

Oggi ho imparato da una pianta.

Dentro di me è sempre esistita quella specie di fame di amore che mi ha portato a cercare nelle relazioni il completamento di me stesso, se non addirittura il riempire qualche mio buco.

Oggi ho notato una pianta molto bella sul balcone dei miei. Dev’essere rimasta lì da sola per mesi, con un semplice irrigatore e un timer, ed è stata una rivelazione. Certo che le piante sentono noi, e beneficiano della nostra cura e magari del nostro pollice verde. Ma non hanno bisogno di noi, crescono benissimo se ci sono le condizioni oggettive, e fra queste non c’è la cura o la compagnia di qualcuno esterno.

La verità è che o si vede per bene quella fame di amore, o non abbiamo alcuna chance di poterci relazionare veramente. Questo perché è una triste bugia il fatto che noi si abbia bisogno di qualcun altro che si prenda cura di noi, o che qualcuno abbia davvero bisogno che noi interveniamo. Queste considerazioni prescindono da condizioni oggettive, anche perché queste ultime prescinderebbero da noi: qualcun altro se ne potrebbe occupare.

Se andiamo oltre le bugie, possiamo invece relazionarci per davvero e…. mi sa che si tratta di tutto un altro film.

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Sicuro che faccia per te?

17 Mar

La domanda del titolo di questo paragrafo non è retorica. Non credo di fare una forzatura se la paragono alla domanda, restata negli annali della cinematografia, “Pillola rossa o pillola Blu?” fatta da Morpheus a Neo nel film Matrix, o alla insegna “Perdete ogni speranza o voi ch’entrate” posta sulla porta dell’inferno dantesco.

Si tratta di una strada senza ritorno, principalmente perché questo è il ritorno. Se leggete queste righe è possibile, per usare una vecchia metafora Zen, che la vostra testa non sia ancora dentro le fauci della tigre, ma se così non fosse ecco qualche avviso ai naviganti.

 

La strada del ritorno a casa è obbligata. Nasciamo perfettamente a casa, e vi facciamo ritorno quando il corpo che conosciamo come “io” muore. Ritornare a casa mentre il corpo è in vita è però un percorso particolare, che -da un certo punto di vista- prevede di affrontare letteralmente tutte le paure che albergano in noi, e questo non è sempre piacevole. Non è neanche terribile, intendiamoci, ma richiede una intenzione ferma, la disponibilità a stare del tutto sulle proprie gambe, estrema onestà verso se stessi, un sacco di apertura, e…. fede. Curioso usare questa parola, ma non ne conosco di più adeguate. Non fede in qualcosa o qualcun altro, fede e basta, fiducia allo stato puro. Perché è “casa”, al di là di ogni possibile dubbio, ma i dubbi potranno essere molti.

 

Fra l’altro non è dato di fermarsi a metà. Una volta intrapreso, il percorso vi porterà per forza verso la sua destinazione finale. Meglio esserne ben consapevoli. Se dovessi usare una metafora (ne userò tante, conviene abituarsi), direi che si tratta di un bel salto. Una volta fatto non c’è modo di ritornare su.

 

Nel caso in cui abbiate già intrapreso questo percorso, forse troverete qui qualche indicazione utile.

Se invece non siete sicuri di ciò che fate, lasciate perdere. Qui conviene entrare solo se si hanno perso le speranze, se la sofferenza del solito modo di vivere è decisamente troppa, o se si ha già la fede e la consapevolezza che l’esistenza si prende davvero cura di noi.

 

E’ una strada di verità, non di speranze, per queste ultime non c’è spazio. Porta a indagare e scoprire direttamente ciò che è vero e indiscutibile per chi legge, e non si conclude fino a quando anche l’ultima delle credenze, delle idee false cui crediamo o abbiamo creduto, non sia stata polverizzata.

 

L’ultimo elemento, ma non meno importante: qui si deve essere pronti a rinunciare agli incubi, e rinuncerebbe volentieri chiunque, ma anche ai sogni. Non si tratta di sognare qualcosa di più bello, ma di svegliarsi. Non è la stessa cosa.

 

Quindi adesso fate qualche bel respiro, dedicatevi a osservare le sensazioni che vi dà il corpo mentre li fate, e sentite (ho detto sentite, non pensate o ragionate!) se avete davvero voglia di entrare qui. Gli avvisi sono terminati, e se volete ancora leggere lo fate a vostro rischio e pericolo.

L’amore è un monsone

18 Dic

L’amore vero è un monsone. La pioggia è bella e nutre la madre terra, ma il monsone è un’altra storia. La terra fa l’amore con il cielo. Un mare di acqua, potresti non riuscire a capire più da dove arriva. E tutto fiorisce e cresce in una abbondanza straordinaria. Nè la terra nè il cielo rimangono più gli stessi, cambia la loro stessa natura.

Resa totale della terra, che riceve tutto ciò che le arriva, resa totale del cielo, che si lascia dare tutto ciò che ha. Diventano una cosa sola.

La pioggia è bella, nutriente, confortevolmente sicura, ma la madre terra resta assetata, e il cielo gravido si trattiene. Nulla cambia, si guardano un po’ da lontano.

La pioggia può diventare un monsone? E’ possibile. Potrebbe volenrci tempo, ma madre terra e il cielo potrebbero avvicinarsi fino a fondersi. In fondo, lo sanno se possono o vogliono. Devono esser disposti a rinunciare a tutto perchè, di nuovo, nulla rimarrà come prima.

Goditi la pioggia, vedi se può diventare un monsone, sii sveglio e radicalmente onesto.

Meglio stare alla larga dalle docce, invece… o se ne vuole saltar fuori presto, o l’acqua calda potrebbe finire, per ritrovarsi troppo presto asciutti.

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