Scendere fino alla radice

28 Ago

2013 08 28 la memoria

Questa immagine mi ha dato una visualizzazione grafica di una sensazione che avevo da tempo: le implicazioni di una nostra convinzione. Quando cominciamo a svegliarci, o magari anche solo a fare del lavoro psicologico, ci rendiamo conto che una serie a volte anche molto ampia di nostre reazioni o paure è imparentata fra loro. In realtà questa immagine ci potrebbe far inferire che lo sono tutte.

Il lavoro di stare con la sensazione del momento serve a portarci indietro, lungo il ramo che è venuto fuori ora. Più in profondità riusciamo a seguire quella sensazione, più ci avviciniamo all’origine di quella famiglia di reazioni e paure, e più la liberiamo. Come se vivessimo con un paio di occhiali con le lenti coperte da più pellicole, appiccicate l’una sull’altra e magari un po’ sporche: stare con la sensazione equivale a renderci conto che quella è una pellicola inutile, che non ha ragione di stare lì. Spesso stare con una sensazione non ci consente di arrivare subito alla radice della convinzione o della paura, ma pellicola dopo pellicola arrivo alla lente. Potrei perfino accorgermi che nemmeno l’occhiale ha ragione di essere.

Dopo essere stato con la prima reazione di paura, se non sgomento, che questa immagine mi ha inizialmente fatto emergere, ho trovato molto positiva la intuizione che che un ramo qualsiasi di questa struttura ti può portare al centro, al nucleo. Non c’è bisogno di occuparsi di ciascun ramo, c’è bisogno di seguire il percorso verso il nucleo, per svelare l’arcano.

In effetti da molte parti nella spiritualità si menziona il fatto che l’unica cosa da rimuovere è l’identificazione con il falso sè. Già, purtroppo si omette spesso di dire che quest’ultima è estremamente ben radicata, ed il rendersi conto intellettualmente che questa identificazione sia falsa -che vale la pena di ricordare: è la convinzione di essere qualcuno o qualcosa di diverso da ciò che siamo davvero- porta dei benefici, ma non ci libera.
La prima comprensione però, che poco fa ho chiamato intellettuale ma può essere anche più profonda, ci permette di renderci conto e di prepararci all’esplorazione che porta alla liberazione.

Il gioco consiste nel seguire indietro la sensazione che emerge, tracciandola nel corpo (tenete presente che molte sensazioni si presentano dentro la testa), e nello stare con essa fino a che permane, possibilmente senza perderla mai. Ogni sensazione ha il potere di riportarci alla pace, e questo è quello che avviene se abbiamo il coraggio di seguirla. Nel tempo noteremo che mano a mano che seguiamo le sensazioni, lo spazio di pace si espande. Come se nel seguire le sensazioni -ed è esattamente questo quello che avviene- esplorassimo il territorio e lo liberassimo.

Una nota importante: il motivo per cui di solito scappiamo dalle sensazioni è che siamo terrorizzati da ciò che esse tipicamente scatenano, cioè la ridda di paure, pensieri, ipotesi e conclusioni immaginarie che ci fa stare male. Restare con la *sensazione fisica* impedisce quella reazione, e taglia sul nascere la connessione fra l’emozione e i voli pindarici cui la mente ci ha abituati.

E’ un modo diverso di descrivere quanto esposto nell’articolo porta la torcia in giro per la tua caverna, ma il concetto è il medesimo….

Una ultima osservazione: liberazione non significa non provare più sensazioni spiacevoli. La differenza sta solo in che cosa facciamo con le sensazioni che emergono.

Immagine: courtesy of https://www.facebook.com/FansOfCognitiveNeuroscience

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